Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 71 per cento delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale. Fra le piccole imprese la quota scende all’8 per cento, fra le medie al 15.
Il dato che pesa davvero però è un altro: la distanza fra i due mondi era di venti punti e oggi ne supera trentasette. Non si sta chiudendo, si sta allargando. Ogni mese che passa la PMI italiana non resta ferma, arretra rispetto a chi le compete contro.
La spiegazione comoda è che l’AI costa troppo. Non regge: molte automazioni utili costano meno di quello che un’azienda spende in un mese di lavoro manuale che potrebbe smettere di fare. I motivi veri sono altri tre, e li sentiamo ripetere quasi identici in ogni prima call.
La grande impresa usa l’AI per ottimizzare margini su volumi enormi. Una PMI la usa per una cosa più semplice e più decisiva: fare quello che oggi fa, senza aggiungere persone.
È una differenza che cambia tutto il progetto. Non serve una piattaforma, serve togliere il lavoro ripetitivo da tre o quattro processi che oggi occupano mezze giornate. Il ritorno non è un punto di margine, è una persona che torna a fare il lavoro per cui è stata assunta.
Sono quasi sempre gli stessi, in ordine di frequenza:
Nessuno di questi richiede un progetto ampio. Ognuno si può chiudere per intero e misurare, che è l’unico modo in cui una PMI può permettersi di sbagliare senza pagarla cara.
È la regola che diamo a chiunque ci chieda da dove partire, anche a chi poi non lavora con noi. Il primo intervento non deve essere il più ambizioso, deve essere quello che si ripaga più in fretta, perché è quello che finanzia il secondo e convince le persone dentro l’azienda.
La strada opposta, il progetto grande che dovrebbe sistemare tutto, è il motivo per cui gran parte dei progetti AI nelle PMI si ferma a metà. Non falliscono per la tecnologia, si fermano perché durano più della pazienza di chi li ha approvati.
Guardiamo i processi e diciamo dove l’AI rende e dove non serve. Capita spesso: molte cose si risolvono con un’integrazione fatta bene e costano una frazione. Lo diciamo anche quando ci converrebbe il contrario, perché un primo progetto sbagliato chiude la porta a tutti quelli dopo.
Poi costruiamo un processo alla volta, documentato e vostro. Nessun vincolo con noi: se domani volete portarlo dentro o darlo a un altro, potete farlo. Un fornitore che vi tiene legati non vi sta servendo, vi sta trattenendo.
La domanda giusta non è quanto siete grandi, è quante volte al mese si ripete l’attività che vi pesa. Un’azienda di dieci persone con un processo che gira duecento volte al mese ha un caso migliore di una da cento persone con processi tutti diversi fra loro.
No, ed è il malinteso più diffuso. Mettere in ordine i dati è spesso il primo intervento utile e rende da solo, indipendentemente da quello che si costruisce dopo. Aspettare di essere pronti significa non partire mai.
No. Costruiamo intorno ai vostri strumenti e li colleghiamo. Chi vi propone una migrazione per poter automatizzare vi sta facendo pagare un problema suo.
Su un processo singolo e ben delimitato si ragiona in settimane. La parte lenta non è mai la tecnologia, è mettere d’accordo l’azienda su come funziona davvero il processo oggi.
Per questo si parte da un processo solo e si misura prima di cominciare. Se il numero dopo non è migliore di quello prima, non ha funzionato, e lo si vede in settimane invece che a fine anno.
Se volete capire che cosa sono davvero gli agenti AI per aziende e da che cosa dipende il loro costo, o come si imposta l’automazione dei processi aziendali, quelle due pagine spiegano il metodo. Se preferite partire da una lettura della vostra situazione, c’è la consulenza in intelligenza artificiale.
Per i settori: commercialisti, studi legali, consulenti del lavoro, hotel.
Non parliamo di prototipi. In questo momento seguiamo oltre 279 fra automazioni e agenti AI attivi e operativi, distribuiti su sedici settori diversi.
Un numero così non nasce da progetti grandi e rari. Nasce da processi chiusi uno alla volta, in aziende molto diverse fra loro, ed è il motivo per cui sappiamo in anticipo quali funzionano e quali no.
La differenza rispetto a un’agenzia che costruisce automazioni è dove ci mettiamo. Diverse aziende chiamano Simone Bruzzese, fondatore di BUILDER, a capo della propria divisione innovazione come innovation manager. Vuol dire sedere dalla parte del cliente quando si decide che cosa fare, non solo eseguire quando la decisione è già stata presa da altri.
Dietro non c’è una persona sola. C’è un team di ingegneri e specialisti che porta in produzione quello che viene deciso, ed è il motivo per cui oltre 279 sistemi stanno in piedi contemporaneamente in sedici settori.
Simone è inoltre docente e relatore allo Specializing Master in Fashion Tech di POLI.design, la scuola fondata dal Politecnico di Milano, con l’intervento Artificial Intelligence in Fashion: from AI to Automations. È la stessa istituzione il cui Osservatorio misura il divario di adozione fra grandi imprese e PMI di cui parliamo su questo sito.
Se preferite partire dai fatti invece che dal metodo, ci sono i casi studio per settore: che cosa abbiamo messo in produzione in sedici settori e quale riduzione di costo ha prodotto.
Simone Bruzzese, fondatore di BUILDER, è docente e relatore allo Specializing Master in Fashion Tech di POLI.design, la scuola fondata dal Politecnico di Milano.
Intervento: Artificial Intelligence in Fashion: from AI to Automations. È la stessa istituzione il cui Osservatorio misura il divario di adozione dell’AI fra grandi imprese e PMI italiane.
Prenota una call con BUILDER: guardiamo un processo concreto della vostra azienda e vi diciamo se conviene affidarlo a un sistema oppure no, con un passo successivo chiaro entro 24 ore.
Per le piccole e medie imprese esistono contributi dedicati: vedi i bandi e incentivi per l’intelligenza artificiale, con domanda dal 22 ottobre 2026.
Per le PMI il primo passo concreto e' spesso la digitalizzazione dei processi.
Per una PMI il punto di partenza concreto e' il controllo di gestione.
BUILDER progetta e costruisce il sistema di cui parla questa guida.